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Cervello mistico: tra neuroscienze e mistica

L’essere umano per natura tende a trascendere i propri confini spazio-temporali alla ricerca di qualcosa di altro e di altrove. In un’epoca recente le neuroscienze hanno iniziato a indagare la relazione tra comportamenti esperienze mistiche e trascendentali e attività cerebrale.

Il cervello mistico tra neuroscienze e mistica

L’essere umano per natura tende a trascendere i propri confini spazio-temporali alla ricerca di qualcosa di altro e di altrove. In un’epoca recente le neuroscienze hanno iniziato a indagare la relazione tra comportamenti esperienze mistiche e trascendentali e attività cerebrale.

Le esperienze di trascendenza e di mistica vengono percepite come esperienza di distacco dal proprio corpo in cui, la rappresentazione del proprio sé corporeo e fisico, subisce una modificazione. Il proprio corpo viene percepito come esteso o ci si sente distaccati dalla propria fisicità. Recentemente le neuroscienze sperimentali hanno investito in questo campo cercando di individuare la relazione tra esperienze mistiche e trascendenti e attività cerebrale. Lo scopo ultimo è quello di poter comprendere se le condizioni di trascendenza e misticismo ottenute tramite meditazione o altre diverse tecniche possano avere un impatto importante sulla società tramite il miglioramento della prosocialità e se queste modificazioni a livello del singolo possano costituire un cambiamento permanente nella personalità, azzardando l’espressione di personalità mistica.

Il cervello mistico: la nascita degli studi

Gli studi che hanno approfondito il tema del cervello mistico hanno preso vita dallo studio del corpo inteso proprio in carne e ossa. I primi pionieristici studi nel settore hanno avanzato ipotesi spesso provocatorio e/o estremiste. Tra questi il genetista Dean Hamer il quale ipotizzò l’esistenza di un gene che guidasse l’esperienza spirituale e mistica dell’individuo. Nel suo libro The God Gene: How faith is Hardwired into our Genes, Hamer sostiene che la spiritualità sia un tratto ereditario quindi trasmissibile tramite il gene da lui identificato e che questa caratteristica fosse favorita dalla selezione naturale per la sua natura intrinsecamente ottimista. Alla domanda come è possibile spiegare che la maggior parte delle culture giunga alla costruzione di una religione e dell’aldilà, egli risponde che al nostro sistema cognitivo, per come esso è organizzato, conviene credere, la strada più semplice per lui percorribile.

Altri studi pionieristici, si chiedevano perché nelle più grandi religioni le rivelazioni accadono sempre sulla montagna. Alcuni autori, evidentemente in modo provocatorio, rispondevano che tutt’ora su gli scalatori ed alpinisti, le grandi altitudini provocano meccanismi funzionali e neuronali per via della bassa pressione atmosferica tali da facilitare esperienze di rivelazioni. Così come certa musica ripetitiva sintonizzando alcuni neurotrasmettitori facilita l’esperienza di trans.

Il cervello mistico: le neuroscienze cognitive.

In una prospettiva storica, l’interesse tra stati corpo, del cervello e stati che definiamo spirituali, nasce da queste riflessioni sulla fisiologia quotidiana. A seguiti di questa disciplina confusa fatta di racconti è nato il contesto per esplorare più direttamente la relazione tra esperienza mistica e funzionamento cerebrale.

Tra i primi M. A. Persinger sosteneva che dio fossa una specie di malattia che stava nel lobo temporale. Infatti, gli epilettici le cui crisi sono nel lobo temporale hanno crisi molto mistiche, come Dostoevskij il quae cambiava lingua similmente ad Angela da Foligno. Persinger sosteneva quindi che le esperienze mistiche e spirituali avessero una precisa sede cerebrale nel lobo temporale, nei pressi della zona emozionale del cervello – quella limbica – che è la parte meno razionale del nostro cervello.

Neuroscienze e stati meditativi

Ma oggigiorno le neuroscienza sanno sempre d più che il cervello non è un pezzetto, non è fatto cioè di scatole e scomportamenti, ma di fitte relazioni e codici precisi. Alcuni autori identificarono che gli stati meditativi fossero associati ad una maggiore attività nel lobo parietale e frontale, i quali sono coinvolti anche in tantissime altre cose. Beauregard in uno studio sperimentale di fMRI al quale parteciparono le Suore carmelitane di clausura dimostrò che vi era un maggiore consumo di ossigeno in molte, non solo una o due, regioni del cervello.

Nel tentativo di guardare sempre più ai codici con cui il cervello si parla e non all’attivazione di singole aree cerebrali, si ipotizzo che la banda di frequenza gamma fosse più presente a livello cerebrale quando sono attivi quei processi cognitivi che fondono delle caratteristiche così come nei momenti meditativi di alcuni monaci buddisti così come è stato dimostrato tramite elettroencefalografia ad alta risoluzione. Inoltre venne dimostrato che più era il tempo speso nella meditazione, maggiore fosse l’attività gamma.

Il cervello mistico: la personalità mistica

Oltre a pensare che quindi ci fosse una relazione tra esperienza mistica e attività gamma, gli studiosi iniziarono a chiedersi se ci fosse anche la possibilità di modificare il proprio essere mistici.

Da qui le domande: esiste la personalità mistica? Questi cambiamenti (attività gamma ed esperienza mistica) lasciano una traccia permanente?

Alcuni autori dimostrarono tramite un questionario che misurava la personalità auto trascendente che in coloro che avevano una forte tendenza mistica alcune aree cerebrali erano più grandi.

S.M. Aglioti ha dimostrato che in pazienti che avevano subito un’operazione chirurgica di esportazione di alcune aree cerebrali posteriori, avevano una maggiore trascendenza rispetto a coloro ai quali era stata asportata l’area anteriore. A dire che l’esperienza trascendente sia in qualche modo repressa dal lobo parietale, confermato anche da alcuni studi con dei test impliciti i quali hanno dimostrato che bloccando l’area parietale ci sia una maggiore esperienza mistica.

La zona che sembra essere coinvolta nell’aumento della trascendenza è la stessa zona imputata all’esperienza al di fuori del proprio corpo e alla percezione del corpo.