Psicoarte, Psicomostre

M. C. Escher: Oltre il possibile

Maurits Cornelis Escher

Autoritratto di Escher in una sfera
M. C. Escher. 1935

Le sorprendenti opere di Escher sono attualmente in mostra al Palazzo Blu di Pisa. Il percorso della mostra è un viaggio nella produzione multiforme di un grande artista. Di origine olandese, si innamorò profondamente dell’Italia, specialmente delle coste frastagliate centro-meridionali. Visse in Italia per 12 anni, periodo nel quale incontrò l’amore della sua vita, Jetta Umiker, a Ravello e che sposò a Viareggio nel 1924.

 

Escher e l’Italia

San Gimignano paesaggio di Escher
M. C. Escher. 1923.                                                                                               «Mentre le 17 torri di San Gimignano si avvicinavano sempre più [ero incredulo]. Era come un sogno che non poteva essere vero». 
I paesaggi italiani furono grande fonte di ispirazione: da San Gimignano e Siena in Toscana, passando per Roma arrivando alla costiera amalfitana. Gli anni italiani furono anni idillici, interrotti negli anni ’30 a causa del regime fascista: il clima teso e cupo spinse la famiglia Escher a trasferirsi prima in Svizzera, poi in Spagna e infine in Belgio. Il cambiamento geografico-spaziale mise a dura prova l’artista, il quale iniziò, meno attratto dai paesaggi fisici esterni, ad esplorare la vita interiore.

Litografia di Escher Relatività
M. C. Escher, 1953

Questo passaggio comportò un cambiamento nella sua produzione artistica. Se nel primo periodo era particolarmente devoto alla paesaggistica, in questo secondo momento, si dedicherà alle “immagini interiori”, senza abbandonare per altro la sua formazione architettonica. Le opere di questo genere, sono costruzioni architettonicamente impossibili da realizzare, ma giustificabili all’osservatore tramite illusioni ottiche e prospettive invertite.

 

 

Escher e il tempo

Escher è un artista a tutto tondo, non è difficile, guardando le sue opere, intuire quali siano state le sue conoscenze teoriche: dalla perfezione geometrica, prospettica, ai principi matematici (l’effetto Droste, cioè la ripetizione dell’immagine nell’immagine, l’uso dei dischi di Poincare).

Le illusioni ottiche e i processi coinvolti nella percezione visiva, tutti richiami espliciti alla Psicologia della Gestal, non sono gli unici elementi “psicologici” della produzione escheriana. Infatti, osservando le sue opere, non si potrà non notare, il tema della ricorsività del tempo, che si arrotola su se stesso, la continua trasformazione del tutto. In ogni opera, siamo completamente immersi in un tempo intrecciato, strettamente interconnesso nella sua evoluzione. Alle volte per ritornare al punto di partenza.

La potenza della sua produzione è riuscire a fermare un frammento di questa circolarità, a restituirci un’istantanea, senza negare lo scorrere del tempo. La sensazione di essere attraversati da questa circolarità è un’immagine archetipica: un disordine ordinato .

 

“Adoriamo il caos perché amiamo produrre l’ordine”. M. C. Esher

Metamorfosi II di Escher
M. C. Escher, 1939-1940.