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Nomofobia: smartphone e dipendenza

Lo smartphone può essere sicuramente uno strumento utile se utilizzato con intelligenza e parsimonia. Un fenomeno diverso sta però prendendo piede: i ricercatori parlano di nomofobia.

Era il 1928 quando in America l’inventore e imprenditore Martin Cooper creò il primo telefono mobile. Quante cose sono cambiate da allora? Sicuramente il principale elemento di cambiamento è la reperibilità della persona, rendendo in alcuni casi più semplice la comunicazione. Il secondo elemento è quindi la connessione, la possibilità di essere sempre aggiornati e connessi. Quando però questo diventa troppo? Quando la necessità di essere sempre connessi diventa un elemento di dipendenza? Per parlare di questo è stato coniato un vero e proprio termine, la nomofobia, appunto.

La nomofobia: definizione

La nomofobia o sindrome da disconessione è un termine coniato per indicare la dipendenza da smartphone che si manifesta con ansia in assenza del proprio smartphone. Il termine unisce il prefisso anglosassone abbreviato no-mobile e il suffisso fobia. La sensazione è quella di perdersi qualche cosa se non si controlla costantemente il cellulare e, in maniera simile a qualsiasi altra forma di dipendenza, si genera un circolo vizioso in cui si ha bisogno di passare sempre più tempo al telefono, così come attendere anche sollecitando una risposta dell’altro, vedere cosa accede nei vari profili dei diversi amici sul social network, oppure controllare le notifiche, commentare e condividere, tenere il cellulare acceso di notte.

La nomofobia: le ricerche

Secondo Greenfield & Davis (2002), la nomofobia è molto simile a tutte le altre dipendenze in quanto coinvolge i sistemi dopaminergici, ovvero il neurotrasmettitore che regola il circuito celebrale del rewarding (ricompensa). Questo sistema si attiva rilasciando dopamina e quindi una sensazione di benessere e piacere, incoraggiando le persone a svolgere attività che credono gli daranno piacere. Per questo ogni volta che vediamo appare una notifica sul cellulare il livello di dopamina cresce, donandoci una sensazione di piacere ma, poiché non sappiamo se la notifica ha in serbo per noi effettivamente qualcosa di nuovo (e interessante), allora nasce l’impulso di controllare in continuazione; meccanismo simile al giocatore di azzardo.

Gli studiosi italiani descrivono alcuni sintomi come campanelli di allarme:

        • Usare regolarmente lo smartphone trascorrendoci molto tempo;
        • Avere uno o più dispositivi;
        • Portare sempre un caricabatterie con sé per evitare che il cellulare si scarichi;
        • Sentirsi ansioso e nervoso quando lo smartphone non può essere utilizzato per la mancanza di campo o perché la batteria è esaurita e/o c’è mancanza di credito;
        • Mantenere sempre il credito;
        • Dare a familiari e amici un numero alternativo di contatto;
        • Guardare lo schermo del telefono per vedere se sono stati ricevuti messaggi o chiamate.
        • Controllo costante del livello di batteria del dispositivo per assicurarsi che non si possa scaricare;
        • Mantenere il telefono cellulare acceso sempre (24 ore al giorno);
        • Dormire con cellulare o tablet a letto;
        • Utilizzare lo smartphone in posti poco pertinenti.

Non tutti questi comportamenti sono patologici, ma si parla di nomofobia quando una persona prova una paura sproporzionata di rimanere fuori dal contatto di rete mobile, al punto da sperimentare effetti fisici collaterali simili all’attacco di panico come mancanza di respiro, vertigini, tremori, sudorazione, battito cardiaco accelerato, dolore toracico, nausea.

 

Nomofobia: come contrastarla

Per contrastare la nomofobia è possibile utilizzare il telefono in modo intelligente. Con un uso appropriato può infatti assolvere a tre importanti funzioni psicologiche: regola la distanza nelle relazioni, gestisce la solitudine e l’isolamento, permette di vivere e dominare la realtà (Di Gregorio, 2003). L’uso del cellulare può essere però nocivo per qualsiasi persona, per questo la prevenzione è l’arma più importante per evitare gravi forme di dipendenze. Può infatti capitare che in un periodo di disagio lo smartphone canalizzi il nostro disagio affettivo, relazionale, lavorativo e acquisti più importanza della stessa vita reale. È fondalmentale infatti istruirsi ad un rapporto equilibrato con il proprio smartphone, concedendosi delle pause dalla sua presenza che ci appare confortante e rassicurante. Ricordandosi che vivere una vita reale è molto più appagante e autentico di quando non sia viverne una solo immaginata.