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Lo stigma sulla salute mentale: tra pregiudizio e disinformazione

Cos’è lo stigma per la salute mentale?

La parole “stigma” deriva dal greco e significa “marchio” e nell’antichità serviva a distinguere i padroni dagli schiavi. Oggi questo termine viene usato con tono discreditante, per disapprovare, schernire, declassare l’individuo ad un “essere di serie B”.

Secondo le statistiche, almeno una persona su quattro soffre di un disturbo mentale nell’arco della vita. Allora perché è tutt’ora diffusa questa reticenza nei confronti del disturbo mentale? Perché, pur essendo così diffuso, nessuno ne parla?
La vergogna ed il silenzio che accompagna queste situazioni va’ sotto il nome di stigma. Seconda una diffusa percezione, soffrire di un disturbo mentale equivale a valere meno degli altri. Questo è lo stigma.

Perché lo stigma?

Possono essere individuati almeno tre fattori che contribuiscono a rinforzare lo stigma. L’ignoranza, intesa come mancanza di conoscenza, i pregiudizi e l’emarginazione.

1) Assenza di conoscenza.

Quando si parla di disturbi mentali, non si parla di malattie mentali quanto piuttosto di sindromi. La diagnosi viene infatti fatta sulla base di comportamenti da parte di professionisti specializzati. Mentre in altri rami della medicina, si parla di malattie, in psichiatria, si parla di “sindromi“, ovvero un insieme di sintomi che si presentano insieme al quale non corrisponde nessun danno anatomico visibile tramite strumenti di indagine specifici. In sintesi, non esistono marker biologici che permettano di individuare con certezza un disturbo mentale.

Una distinzione corroborata è quella tra nevrosi e psicosi. La nevrosi si riferisce ad un disturbo mentale che resta ancorato alla realtà, la psicosi invece si riferisce ad un insieme di sintomi che come i deliri e le allucinazioni, restano svincolati dalla realtà: quelle voci percepite come reali, non sono vere. La differenza tra psicosi e nevrosi, comunque, non è mai definita, per questo alcuni disturbi si classificano come “borderline“.

 

2) Pregiudizi.

Il pregiudizio è un qualcosa che si pone prima di una conoscenza dell’oggetto sul quale stiamo esprimendo la nostra opinione. Esprimiamo un pregiudizio quando non abbiamo informazioni adeguate sulla persona o cosa sulla quale ci stiamo esprimendo. E, nonostante questo, ci esprimiamo a riguardo.

Per quanto riguarda la salute mentale, la mancanza di conoscenza porta all’affermarsi di idee preconcette, distorte e pregiudizi. Spesso l’informazione divulgata dai media, favorisce il pregiudizio e lo stigma, diffondendo idee false sulla salute mentale per esempio parlando della salute mentale solo in relazione ai fatti di cronaca nera. Questo trasmette alle persone la falsa idea per cui i disturbi mentali si accompagnano a “pazzia” e “violenza“. Ne consegue che l’informazione che passa alle persone è quella che coloro i quali hanno un disturbo mentale siano potenzialmente pericolosi e che quindi vadano evitati.

Quali sono le conseguenze di questa cattiva informazione? Le conseguenze sono le tendenze da parte della persona a credere che i disturbi psichici siano qualcosa di vergognoso, che siano stabili per sempre e che non si possano curare. Sembra che le persone vadano alla ricerca di quella sottile – sempre che esista – linea di confine per distinguere ciò che è sano da ciò che è folle, matto. Mentre per molte situazioni prettamente medico-organiche è sufficiente un cut-off che distingue tra salute e malattia, la stessa cosa non si può dire per la salute mentale.

Un altro diffuso pregiudizio è quello che considera le persone con un disturbo mentale, responsabili del loro disturbo. Come se potessero controllarlo ed invece sono troppo deboli per poterlo gestire ed evitare. Quello che accade è che i sentimenti che le persone comuni provano nei confronti di un paziente psichiatrico siano molto diversi rispetto a quelli che si possono provare di fronte ad un altro tipo di paziente.

Ultimo pregiudizio è quello della non curabilità. Questa idea preconcetta è del tutto falsa: molte situazioni di disagio psichico e molte sindromi psichiche possono essere trattate efficacemente con sistemi farmacologici e psicoterapici. Per altro sappiamo anche che le cure sono tanto più efficaci quanto più è precoce la diagnosi e dunque l’intervento. A ben pensarci però, lo stigma rallenta il riconoscimento e la dichiarazione sociale della sindrome, ritardando l’accesso alle cure. Un rischio da non sottovalutare sono infine, le ricadute. Infatti, ogni volta che un paziente va incontro ad una ricaduta, il suo cervello subisce un danno, così come qualsiasi altro organo subirebbe dei danni se accadesse qualcosa che lo riguarda.
3) Emarginazione.

L’emarginazione è un’altra delle piaghe sociali della salute mentale. Se la salute mentale venisse considerata alla stregua della salute fisica, il paziente con disturbi psichici giungerebbe alle cure più facilmente e precocemente. Di conseguenza, chi ha un disturbo psichiatrico a causa dello stigma, viene spesso isolato. Grazie alla Legge 180 detta anche Legge Basaglia, nel 1978, sono stati aboliti i manicomi ed al loro posto sono state create delle reti di centri ambulatoriali il cui fine ultimo era quello di integrare nella società i pazienti. Quello che però più spesso accade è che la società non è pronta ad accogliere questi pazienti, spesso sono infatti le famiglie a farsene carico, senza alcun supporto da parte degli enti sociali.

Fare fuori lo stigma

 

Perché è importante lavorare contro il pregiudizio e lo stigma? Da alcuni dati risulta che in paesi come l’India e la Cina dovei disturbi mentali vengono visti come una fase di passaggio della vita e la visione è più positiva, anche le prognosi e le conseguenze sono meno gravi.

Guardare le sindromi mentali per quello che sono, e cioè delle patologie così come altre patologie organiche, in molti casi anche più curabile, ne migliora notevolmente la prognosi.

 

Lo stigma: come cambiarlo?

 

Come possiamo modificare la percezione che si ha dei disturbi mentali?

1) Parlarne liberamente.

Uno dei modi che assolutamente possono essere usati per debellare lo stigma, è parlare liberamente della propria condizione di malattia mentale così come si parlerebbe liberamente di altre condizioni di salute fisica.

2) Riconoscere le risorse.

Spesso la condizione di patologia mentale non è così grave come sembra. In alcuni casi infatti si accompagna a grande empatia, sensibilità, creatività e capacità di fornire importanti contributi alla società.

3) Attenzione alle parole.

Sostituire “essere” con “avere“. Le persone hanno un disturbo mentale così come hanno la febbre piuttosto che altre patologie organiche. Le persone hanno la depressione, hanno la schizofrenia. Non sono depressi e non sono schizofrenici. L’attenzione alle parole è veramente importante. Avere la depressione implica poterla non avere un giorno. Essere depressi è un’aggettivazione così come essere biondi piuttosto che simpatici. La condizione in cui si trova il paziente con disturbo mentale, non è essere una malattia ma avere quella malattia.